mercoledì 9 giugno 2010

Infanzia nell' ATTESA

PREMESSA:
La maggior parte della mia infanzia si può dire che sia stata caratterizzata dall’attesa, o meglio, dalla creazione di aspettative. Del resto, ognuno di noi , seppure inconsciamente , finisce per basarsi su previsioni ragionevolmente realistiche ( o meno, data l’età ) circa la condotta che ipoteticamente possano tenere le persone che ci circondano o, in generale, i membri della società nella quale viviamo. Tali congetture non possono avere altra conseguenza, se non quella di portarci ad attendere un determinato  comportamento o un determinato gesto da parte degli altri e questo, inevitabilmente, può comportare delle delusioni.
***
E così tra un giorno e l’altro si consumava la mia attesa.
L’attesa di un sorriso mai ricambiato, di un bacio o un abbraccio spesso negati,
di una parola di conforto, piuttosto che di un rimprovero, mentre le lacrime strozzavano la gola;
L’attesa di una manciata di quello che viene chiamato amore incondizionato, di semplice complicità e dedizione.
Curiosa, attenta e avida di sapere, solo di rado mi sono stati riconosciuti tali pregi. Non che mi mancassero i sostegni e gli affetti, ma il desiderio di riuscire e sentirsi apprezzata, in particolare da alcune persone, era tale da angosciarmi il più delle volte fino a provocarmi rabbia e dolore, arrivando a chiedermi, inutilmente, se questa fosse la normalità e, successivamente, se io ne fossi la causa.
Da bimba vivace e ilare, quale ero, mi trasformavo in una ragazzina silenziosa e seria, e se oggi questo è dettato dalla maturità, all’epoca era senz’altro una costrizione o almeno la sentivo come tale.
Non so come, ma ripensandoci è come se riuscissi a vedermi al di fuori di me … e intravedo una bimba esile, con i capelli biondi e corti, con occhi scuri, fieri e orgogliosi, ma di una vivacità, come spenta, perché disapprovata, che si sforza di contenersi in gesti da adulto, troppo spesso maldestri.
Con la visibile angoscia di sbagliare, la vedo impegnarsi, tenta e ritenta, e ce la mette davvero tutta per fare quanto deve, ma spesso le è chiesto troppo per la sua età e le mortificanti  parole sono come pugnali.
E poi le loro espressioni, le parole non dette, l’osservare attentamente se stia facendo o meno un buon lavoro, come un giudice inquisitore davanti all’imputato prima della sentenza di condanna, e le mani apparentemente salde che si muovono, lo sguardo attento e concentrato, mentre il cuore batte, forte, sempre più forte,  a tal punto da divenire un martellio assillante nelle tempie, mentre la mente soffocata è sempre allerta, pronta, per non essere colta alla sprovvista da qualche rimprovero.
L’orgoglio di voler riuscire e l’inesperienza come limite.
Ricordare fa male, ma non per questo voglio dimenticare, se non altro per analizzare e comprendere.
Tanti sono stati gli sbagli, ma apprezzo il nuovo amore e il legame che si è creato, per quanto precario sia. Gli sforzi sono stati incredibili, il dolore lancinante e persistente, tanto da precludendomi la spensieratezza nota ai più.
Insegnare ad amare, a dare e ad accettare non è semplice, specialmente se si è piccoli e sofferenti, senza contare che i gesti dolci e gli slanci di affetto tipici dei bimbi più amorevoli erano per me alquanto difficili, repressi nel timore di essere disapprovata.  
Ma solo oggi, dopo aver compreso quanto la durezza e la fermezza con la quale sono stata formata sia risultata utile, di riflesso al mio essere, anche a loro, posso dire di esserne orgogliosa. E apprezzo, con gioia non sempre visibile e con ancora un po’ di imbarazzo, gli abbracci, i sorrisi e il bacio della buona notte.

Martina R.

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1 commento:

Anonimo ha detto...

Volere, potere.
Un binomio perfetto, o quasi.
Non è di certo il potere quello che ci manca, ma la convinzione che quel volere sia veramente ciò che fa per noi.
Te lo hai trovato il tuo volere e così si sciolgono i nodi del passato, i sorrisi un po' celati e le lacrime rintuzzate da un orgoglio troppo grande perché possa essere contenuto in un corpo troppo fragile come quello di un bambino.
Sì, si arriva solo se si vuole, sia che sia volenti sia che si sia nolenti.
Nic