venerdì 2 gennaio 2009

Illusione infantile

Nello strazio che si diffonde, immobile, osservo.

Poggiando la testa contro al muro, ormai stanca, lascio che le mie gambe si flettano e si avvicinino al resto del corpo.. così caldo.

Il cuore palpita, con veloce lentezza, le labbra sono serrate, gli occhi lucidi, mentre, dal cantuccio oscuro, la mia attenzione è colta da un fascio di luce, e il mio sguardo si perde nella tua immagine: così bella, limpida e luminosa a tal punto da irradiare serenità.

E mi illudo.

Mi lascio travolgere da quella debole luce, ingannandomi, scioccamente nel credere che qualcuno possa comprendere, che qualcuno, lassù, mi possa proteggere.
Ed è quella debole luce che irradia la tua immagine, niente di più di un quadro, che mi fa sperare, che mi fa credere che per tutto ci possa essere un motivo, un perché.

L’assurdità di immaginare che il dolore e la rabbia, così profondi da far gemere il cuore e scuotere l’anima, possano un giorno cessare.
So, che non cesseranno.
Potrò solo, a volte, dimenticare; Ma come l’ombra manifesta la corporalità della materia, allo stesso modo il dolore segue la mia anima.

E chissà che non sia proprio quell’illusione a permettermi di sorridere, gioire e ridere ancora e ancora.

venerdì 28 novembre 2008

Rimacce politiche

Mi scuso sin da subito.. mi rendo conto che faccia un po’ pena, ma è la prima volta che scrivo satira e per giunta in rima, ma in qualche modo ci si deve pur sfogare per la politica attuale!

E dal secondo semestre duemilasette
Sembra che scippi e rapine non siano più commesse.
Così, i lodevoli Tg, ci narrano!
Ah, Fasulli!
I reati non sono mica diminuiti,
che c’avete preso per rincoglioniti?
Coglion noi siamo per partito,
ma non certo per ingegno e per cultura,
tant’è vero che la cronaca nera,
e pur la paura,
fin dai tempi di Cesare eran usati per far bella figura!

Adesso che siam nella crisi,
dobbiam essere tutti più felici,
“L’ottimismo è il profumo della vita”!
-Si grida a più non posso-
Tanto che ce frega se poi ci buttano in un fosso!

L’ombra dei comunisti
Si staglia con rumori sinistri,
nelle folle e nelle discussioni,
al grido
Noi ci siamo rotti i maroni!
“La vostra crisi non la paghiamo”
Né con la cultura, né volando lontano!

E con trottare
il cavaliere,
basso ma fiero,
che siede in alto sul suo destriero,
annuncia:
C'è una manipolazione!
Ebbene sì, dell’informazione!
Che coerenza!
Ci vuol davvero tanta pazienza.
Da colui che è il Re dell’apparenza
Che si fa anche il lifting per render bella la presenza!

Infondo che c’importa dell’essenza,
quella mica ti porta alla Presidenza!

Martina R.


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sabato 22 novembre 2008

Ammirazione

E’ semplicemente incredibile…

Non so quale altro vocabolo potrei utilizzare per descrivere un amico che conosco da tanti anni e che nonostante tutto riesca sempre a sorprenderci per la sua intelligenza e per la sua bontà.
Sono rimasta letteralmente senza parole… è un bellissimo gesto… inaspettato seppur semplice…
E pensare che ogni giorno queste cose sono sotto i nostri occhi…tuttavia non sempre le vediamo.
Non è niente di così speciale in sé per sé, ma sono proprio questi gesti che fanno la differenza e che riconducono la mente, sempre troppo distratta dalla confusione e dal “tram tram” quotidiano, a focalizzare l’ attenzione su ciò che potremmo fare, sempre di più, per gli altri.
Dobbiamo ringraziare per avere vicino a noi persone così.. per sperare di vivere in un mondo migliore, per impegnarci tutti di più, anche se in modi diversi…
Sarà utopia, ma nonostante tutto c’ho sempre creduto e voglio continuare a crederci.


“Ognuno di noi non è altro che una piccola goccia in un mare di anime, ma ogni singola goccia può fare la differenza”

sabato 8 novembre 2008

Esperienza.. visita al carcere di Sollicciano

Giovedì mattina 6 novembre, Linda è passata a prendermi alle ore 7,30 per andare insieme alla visita al carcere di SOLLICCIANO. Dopo aver trovato sapientemente la strada (se non altro ho un buon senso dell’orientamento.. sicuramente merito del babbo), abbiamo parcheggiato e ci siamo dirette verso l’ingresso visitatori. Eravamo una trentina circa, per lo più ragazzi e ragazze che avevano fatto il seminario di filosofia con noi, del resto fu proprio il professore a prometterci questa visita al carcere, che abbiamo potuto fare solo adesso, dato il ritardo del permesso da parte del Ministero della Giustizia. Arrivati tutti, compreso uno degli assistenti del professore, che tra l’altro fa parte dei volontari del circondario di Sollicciano, abbiamo consegnato i documenti alla guardia e ci hanno condotto in un’aula, dove abbiamo parlato col Commissario, capo di dipartimento della polizia penitenziaria, e con un professore, capo di dipartimento delle attività trattamentali.

Dopo una prima illustrazione di come si svolga la vita nella casa circondariale, è iniziata la nostra visita vera e propria.. un’esperienza senz’altro da fare, che ti avvicina a quella parte di popolazione che costituisce proprio “il fallimento” della società, di quella stessa società che la emargina, che la guarda con disprezzo e diffidenza, senza pensare che ognuno di noi ha una piccola parte di colpa, anche se indirettamente.

Il Commissario ci ha fatto notare più volte che quella dei detenuti sia una scelta, in quanto, se decidi di delinquere, sai che prima o poi finirai in carcere. E’ vero, senz’altro, e ci ha ripetuto di non farci intenerire, dal momento che se si trovano lì è proprio perché hanno fatto quella scelta, motivo per cui non sono “tutti poveri cristi”. Questo non lo metto in dubbio. Ma il problema si pone nel momento in cui l’art. 27 della nostra Cost. prevede che la pena sia RIEDUCATIVA. E’ un argomento complesso e difficile da affrontare, che presuppone una profonda conoscenza della situazione esistente, motivo per cui mi limiterò a descrivervi un episodio, senz’altro significativo.

Una volta giunti nella biblioteca, tra l’altro poverissima di libri e di una difficoltà elementare-media, dato il bassissimo livello d’istruzione della popolazione carceraria (altro elemento da sottolineare che si spiega da solo, riguardo a chi finisca in carcere), sono stati fatti entrare dei detenuti che, per loro grande fortuna, erano riusciti a rientrare tra le 30 persone che potevano accedere alla scolarizzazione elementare e media. Nel momento in cui sono entrati, le guardie ci hanno fatto spostare verso un lato della stanza, mentre noi, inconsciamente ci eravamo già stretti l’uno vicino all’altro, il più a ridosso possibile del muro. Non sapendo come rompere il ghiaccio, ha iniziato a parlare il professore che ci aveva accompagnato, invitando ad illustrare la giornata tipo di queste persone al loro insegnante. Alcuni di loro erano entusiasti di vedere persone che facevano parte del mondo esterno, tanto da continuarci a chiedere di fargli domande, così la discussione è iniziata e piano piano, senza neanche accorgercene, ci siamo avvicinati a loro, sempre di sempre, sempre di più, fino a stringere un cerchio. Il loro insegnante era soddisfatto e alla fine della discussione ci ha fatto notare, quanto il linguaggio del corpo riesca a dire, a fare e a manifestare inconsciamente, come la barriera che si trovava tra noi e loro (l’utilizzo dei pronomi stessi indica la distanza) si sia a mano a mano abbassata. E’ stato bellissimo. Al momento dei saluti, mentre i detenuti si stavano già allontanando, l’insegnante si è voltato improvvisamente verso di noi e guardandoci con attenzione ci ha detto: “Voi, oggi, con questa esperienza, non avete imparato nulla…ricordate NULLA”, poi se n’è andato, al che ci è stata la battutina fredda del commissario, evidentemente irritato.

Abbiamo, così, continuato la nostra visita, incrociando, tra l’altro, anche altri detenuti, certamente meno “amichevoli” e , dite quello che vi pare, ma facevano veramente paura, senza parlare del modo in cui ci hanno guardato tutti, ma in particolare noi ragazze… non a caso Linda, Virna, Stella, Martina ed io ci siano voltate tutte, per evitare di incrociare il loro sguardo. Del resto, a Sollicciano sono presenti tutte le tipologie di detenuti: Comuni, Alta Sicurezza (reati di mafia e camorra), Tossico dipendenti, 41 bis (di cui non conosco il genere), transessuali, internati, osservandi, protetti e semiliberi. La popolazione detenuta attuale è pari a 850 unità di cui una novantina è costituita da donne, suddivisi in base a condanna definitiva, giudicabili in attesa di primo giudizio, appellanti, ricorrenti in cassazione, tossicodipendenti, protetti etc.

Un’esperienza senz’altro costruttiva, nonostante, ritengo che l’insegnante avesse ragione a dirci di non aver imparato nulla, o meglio, secondo me, quasi nulla.. dal momento che abbiamo visto solo la facciata di quello che è il mondo carcerario, molto più complesso, difficile e senz’altro “alienante”.

Concludo l’intervento riportando una frase: “Paradossalmente viviamo in un Paese in cui per fermare gli scippi viene mandato l’esercito nelle città, ma che per tutelare i risparmiatori dagli speculatori non si fa altro che emanare decreti per difenderli da una possibile condanna”.

lunedì 25 agosto 2008

Come si spiega lo spostamento a destra del Paese?
Il Paese, e il senso comune, sono cambiati profondamente. Si è avvitato nella ricerca di nuovi nemici, in una cultura della paura diffusa: dalla precarietà all’infelicità, alla paura dell’altro. Questo senso comune malato, e a tratti perverso, è stato gestito e amministrato dalla destra. La vittoria di Berlusconi non è una fase di un bipolarismo imperfetto, è un evento che sancisce l’affermazione di un’egemonia culturale. Dobbiamo rileggere ciò che è accaduto nel Paese, capire come modificarne il senso comune, offrendo prospettive e valori di riferimento. La sinistra non può limitarsi a recitare a memoria il copione della propria esistenza, il repertorio delle proprie qualità. Anche sul piano della comunicazione, del linguaggio, dell’alfabeto originario, noi dobbiamo rimetterci in discussione. Abbiamo considerato la nostra forza storica come un conto in banca infinito da cui attingere. E siamo invecchiati rapidamente, dando l’impressione di grande staticità, mentre il Paese si muoveva. È un Paese che non ti parla di lavoro solo in termini salariali, ma anche in termini di precarietà esistenziale. Forse la sinistra doveva misurarsi con il tema più ampio della qualità della vita, e non solo sui temi, seppur fondamentali, del contratto di lavoro.
È una difficoltà a separarsi dal passato?Ancora oggi c’è chi sostiene che abbiamo perso perché non abbiamo esposto falce e martello. Le nostre identità devono prescindere dal gioco dei simboli e incontrare il Paese reale, i suoi destini veri. In questo noi siamo stati ceto politico, partiti degli eletti, nomenclatura.
Socialismo e comunismo: che ruolo hanno nel dibattito teorico attuale? Sono uno scoglio o una risorsa?Sono una grande risorsa dell’identità interiore di ognuno di noi, per il repertorio di valori, per lo sguardo che rivolgi verso la società. Stare dentro una cultura di sinistra vuol dire, per esempio, non poter dire sui fatti del Pigneto “sì, bisogna condannarli ma ci sono troppi immigrati”. Avere dentro di sé la cultura dell’altro ti permette di affrontare il tema della sicurezza nella sua complessità senza assecondare il senso comune. Tutto questo non ha bisogno di coniugarsi con l’appartenenza alle sacre famiglie politiche. È sintomo di vecchiaia e incapacità non capire che il senso di un’identità comunista o socialista prescinde dal fatto che andrai a sedere tra i banchi socialisti o alla Gue nel Parlamento europeo.
Tratto da “LEFT” (30 maggio 2008)

venerdì 18 luglio 2008

Eterno mutamento

La vita è un divenire continuo.

L’unica costante è il cambiamento.

Eppure, spesso, facciamo di tutto perché la situazione non cambi, lasciando lo stato delle cose esattamente al loro posto, ma per quanto ci si possa sforzare, noi cambiano, cambiano le situazioni, come cambiano le giornate e le persone che ci circondano, pur essendo sempre le stesse, e questo semplicemente perché la vita è in continuo mutamento, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo ed è questo che ci affascina, che ci fa paura, che ci lascia quell’espressione interrogativa, imbrociata o serena.

Prima di dormire potremmo chiederci: “Che cosa ho imparato oggi? Che cosa ho provato oggi?”

Magari non abbiamo fatto niente di particolare, di sensazionale, magari abbiamo passato la giornata a lavorare, eppure sono convinta che nel nostro inconscio abbiamo imparato lo stesso qualcosa… Ogni giorno, si impara qualcosa di nuovo, si provano sensazioni diverse, belle o brutte che siano, ma diverse. La vita è un fiume che scorre, indipendentemente che noi lo si voglia o no. Potremmo remare contro la corrente, ma i nostri sforzi sarebbero vani, indietro non si può tornare, tanto vale occuparsi del presente, di ciò che stiamo facendo e vivendo.

Nella nostra epoca (e del resto posso parlare solo di questa) sembra che tutto sia proiettato verso il futuro. Tendiamo a rimandare, con la presunzione di essere eterni, di avere sempre tempo per fare tutto, ma in un domani indeterminato, non oggi. Così, accade spesso che quando si abbia realmente tempo per fare ciò che in passato volevamo, non se ne abbia più voglia.. non abbiamo più l’entusiasmo nato nello stesso momento in cui abbiamo cullato quella determinata idea.

Spesso pensiamo a che cosa vorremmo fare o provare almeno una volta nella vita, così ci facciamo un elenco mentale, una lista, ma perché quelle cose non le facciamo subito? Forse perché c’è un tempo per tutto? O perché abbiamo la presunzione e l’illusione che sia così?

Credo che si viva con questa illusione, ed è più che “normale” per quanto questa parola non esprima fondamentalmente niente, ma sinceramente non ne capisco il perché.

giovedì 3 luglio 2008

Una lunga battaglia

Io non so che cosa pensare.

Sembra che la serenità, una volta ottenuta, venga scagliata lontano da un calcio improvviso.

Eppure è così.

Certo, la vita è fatta di alti e bassi, ma non è sostenibile che sia sempre la stessa persona a farti star male e, per giunta, sempre allo stesso modo. Tuttavia, dentro di te, pensi: in fondo mi vuole bene,tanto… e spesso me lo dimostra con molta semplicità.
Lo so, ma ciò non l’ autorizza certo a rivolgersi a me così, a sminuire ciò che faccio solo perché preso dall’ira e bisognoso di qualcuno con cui prendersela.

Un tempo, quando ero ancora una bambina, credevo io di essere debole, di non sopportare, ma ora sono sicura che non sia così, anzi al contrario: Sono forte, più di quanto la gente creda, tuttavia non indistruttibile. Grazie ad una forza, in gran parte a me sconosciuta, sono riuscita ad andare comunque sempre avanti, magari a testa china, ma sempre con lo sguardo rivolto verso l’alto, in segno di sfida, a baluardo della mia testardaggine. Certo, ho pianto e anche tanto, ma del resto solo i deboli non piangono, perché non ne hanno il coraggio o perché vogliono tacere il loro dolore e sfuggirgli. Purtroppo dal dolore non si sfugge.. si può far finta di non sentirlo, ma resta sempre lì, pronto a colpire in un momento di debolezza ed è proprio in quell’ istante che si deve avere la forza di affrontarlo. Non sappiamo se la battaglia, sarà lunga o breve, ma, in quanto tale, si ha bisogno di una strategia, di qualcuno che la combatta al nostro fianco, anche se non sarà mai in grado di capire l’enorme quantità di fiamme che ci bruciano dentro.
Un duello si può combattere da soli, anzi credo che sia meglio. Ti tempra.

Ma non una battaglia lunga e continua, che ricomincia quando meno te lo aspetti.

Così, dopo una lunghissima e piacevole tregua, oggi ho subito un nuovo attacco.
Ho incassato il colpo, in silenzio, senza farmi prendere dalla rabbia, ma ho risposto con tale fermezza e lucidità da far temere il mio “avversario”.

PS: la battaglia di cui parlo è ovviamente una metafora. Si tratta di pura sopravvivenza.

Manifestazione!!! Per la democrazia

Roma, 8 luglio, manifestazione in piazza Navona. Passaparola!
Colombo, Pardi, Flores d’Arcais: tutti in piazza contro le leggi-canaglia

Care concittadine e cari concittadini,il governo Berlusconi sta facendo approvare una raffica di leggi-canaglia con cui distruggere il giornalismo, il diritto di cronaca e l’architrave della convivenza civile, la legge uguale per tutti.Questo attacco senza precedenti ai principi della Costituzione impone a ogni democratico il dovere di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile.Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca a noi cittadini auto-organizzarci. Contro le leggi-canaglia, in difesa del libero giornalismo e della legge eguale per tutti, ci diamo appuntamento a Roma l’8 luglio in piazza Navona alle 18, per testimoniare con la nostra opposizione – morale, prima ancora che politica – la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana nata dai valori della Resistenza antifascista.Vi chiediamo l’impegno a “farvi leader”, a mobilitare fin da oggi, con mail, telefonate, blog, tutti i democratici. La televisione di regime, ormai unificata e asservita, opererà la censura del silenzio.I mass-media di questa manifestazione siete solo voi.On Furio ColomboSen. Francesco PardiPaolo Flores D’ArcaisADERISCI ALLA MANIFESTAZIONE AGGIONAMENTI QUOTIDIANI SULLA MANIFESTAZIONE(26 giugno 2008)